“Il mondo va in rovina perché c’è troppa disuguaglianza.”
“Il divario ricchi e poveri è causa di miseria e di guerre nel mondo.”
“Il 10% della popolazione detiene più del 90% della ricchezza.”
Vi sarete sicuramente abituati e assuefatti a queste frasi che sentite dalla mattina alla sera su tutti i media. Assuefatti, ecco è proprio così perché a guardare bene tutte queste frasi qui sopra non reggono ad uno scrutinio oggettivo. Ci sono alcune fallace logiche in concetti come “disuguaglianza economica” e “distribuzione della ricchezza” e sono facilmente individuabili con un po’ di logica e buon senso, tutte doti che qualunque essere umano dovrebbe essere in grado di possedere (insomma non bisogna essere libertari per capire che c’è qualcosa che non va).
Mito numero 1 – definire ricchezza
Come possiamo definire la ricchezza? A cosa si riferiscono certe persone quando si lamentano dell’ingiustizia della ricchezza detenuta da pochi? Se per ricchezza intendiamo la quantità di denaro posseduta da una persona in un determinato momento potremmo anche dire che, come fa notare Luciano Capone su Strade, pure chi ha debiti possiede denaro. “Ciò vuol dire che tra i più poveri del mondo ci sono tutti quelli che hanno più debiti, ma avere debiti non significa affatto essere poveri. Anzi, per avere molti debiti bisogna essere ricchi! Nessuno presta soldi a chi non ne ha o a chi non ha prospettiva di farne per ripagare il debito, e questo è abbastanza intuitivo. E vuol dire che nella “classifica” di Oxfam tra i più poveri ci sono alcuni tra i più ricchi (i più indebitati) o comunque persone che hanno un elevato stile di vita. Secondo il parametro utilizzato da Oxfam, tra i più poveri del mondo ci sono tutti quelli che hanno fatto debiti per investimenti, che hanno contratto mutui, come famiglie, imprenditori o studenti americani che hanno chiesto prestiti per pagarsi il college e che forse guadagneranno stipendi a cinque o sei zeri.”
La ricchezza poi non si misura solo con il denaro in banca ma pure con i beni materiali. Gli italiani per esempio potrebbero sembrare più poveri di altri paesi europei come Germania e Regno Unito (PIL pro capite più basso, stipendi più bassi ecc.) ma quasi tutte le famiglie italiane possiedono almeno una casa (e non è neppure raro in Italia avere una seconda casa magari nel paese dei nonni o vicino al mare) al contrario di altri paesi dove la proprietà di un’abitazione non è poi cosi scontata. Inoltre il valore che diamo alle cose e quindi anche alla stessa ricchezza è soggettivo, personale e quindi relativo alla situazione in cui siamo in un determinato momento o regione del mondo. La mia percezione della ricchezza è sicuramente diversa da quella di un beduino del deserto o di un miliardario di Beverly Hills.
Definire e misurare la ricchezza quindi è estremamente difficile e i numeri possono essere interpretati in maniera diversa a seconda della faziosità di chi li mette insieme.
Mito numero 2 – la ricchezza come manna dal cielo
Abbiamo visto che definire la ricchezza è estremamente difficile ma non basta perché la fallacia successiva riguarda la teofania della ricchezza, ovvero la sua apparizione dal nulla nella società. Dai discorsi che si sentono dei promotori della distribuzione della ricchezza pare che la ricchezza sia una entità che piova dal cielo e che debba essere divisa equamente dalla società. Come la manna che piove dal cielo come dono divino così la ricchezza viene vista come una quota di beni fissa che deve essere divisa equamente dalla popolazione mondiale. La Giustizia Divina richiede che venga spartita e spalmata in tutto il mondo. La vita per certe persone deve essere come un gioco in cui tutti partono con la stessa cifra iniziale, un Monopoli dove la banca divina distribuisce a tutti le stesse banconote. Ma la ricchezza non è una cifra fissata divinamente e non viene dal cielo. La ricchezza varia a seconda dei paesi, delle regioni, dei gruppi sociali e degli individui e viene prodotta, non ricevuta dall’alto. Per fare un esempio semplice immaginatevi due individui: A lavora da mattina a sera per arare il campo mentre B lo fa solo a giorni alterni e solo la mattina. A produrrà più ricchezza (100) di B ovviamente (50). E questa ricchezza (150) varierà a seconda dell’anno. Ammettiamo di essere in una perfetta società socialista dove si richieda la ridistribuzione della ricchezza. Allora la ricchezza (150) verrebbe spalmata tra A e B. Certo per un libertario è una ingiustizia quella che per un socialista è una giustizia ma seguitemi bene. Ammettiamo che A muoia. B diventa il ricco della situazione (perché non c’è nessuno più ricco di lui ora anche se 5 minuti prima veniva considerato il più povero) e deve dividere la sua ricchezza con chi ha prodotto meno di lui; poi è il suo turno di morire e così via fino a quando ci saranno la ricchezza verrà spartita equamente tra tutti, ovvero saranno tutti equamente poveri. La ricchezza magicamente finisce nel nulla e allora il povero B si renderà conto che la ricchezza deriva dal lavoro e non cade dal cielo.
Mito numero 3 – la disuguaglianza economica produce guerre
Se la ricchezza deriva dal lavoro come è possibile che il lavoro produca guerre? Questa correlazione tra differenze di ricchezza e guerre mi ha sempre lasciato perplesso. Ho serie difficoltà a capire come il fatto che io mi alzi alle 6 del mattino a lavorare e torni alle 7 a casa per pagarmi lo stipendio possa incidere direttamente sulla vita di un senzatetto. La causa delle guerre sono i governi. Punto. Ovvero una classe di privilegiati e parassiti che in combutta con alcune fette della società vede in una guerra un modo per avere più potere o più denaro. Non è la differenza in ricchezza a creare le guerre bensì la brama di alcuni di raggiungere la ricchezza.
Mito numero 4 – la ridistribuzione della ricchezza è la soluzione
Se non fossero bastate le tre fallacie logiche qui sopra a farvi cambiare idea ci penserà la quarta e ultima: c’è ingiustizia nel mondo, pochi hanno troppo e la ridistribuzione della ricchezza è la soluzione per raggiungere la Giustizia (sempre con la g maiuscola). Come abbiamo visto nel mito numero 2 la distribuzione della ricchezza livella verso il basso la ricchezza fino a quando in una società socialista utopica tutti sono equamente poveri. In una società del genere la produzione è ridotta al minimo indispensabile per sopravvivere e la poca ricchezza non viene prodotta ma semplicemente distribuita. A mio parere la soluzione per poter creare più ricchezza e vederla crescere nelle mani di più persone non è la distribuzione di quella prodotta da pochi, ma è la semplice eliminazione di tutti gli ostacoli che ne limitano la creazione negli strati più poveri della società: monopoli, protezionismi, proprietà intellettuale, tassazione ecc. Duemila anni di ipocrita lotta alla povertà propagandata da chiese e da ideologie politiche moderne non hanno creato ricchezza, anzi l’esatto contrario. E hanno instillato nella mentalità occidentale un falso senso di colpa per cui i poveri del Terzo Mondo sono poveri perché noi siamo ricchi. Ma è bastato negli ultimi anni dare in mano agli strati più poveri della società mondiale strumenti a basso costo come telefonini, internet, autmobili e accesso al mercato globale per avere in 25 anni UN MILIARDO DI POVERI in meno sul pianeta Terra.
Quando viaggiai in Tanzania rimasi stupefatto dalla quantità di cellulari in mano ai masai. La guida mi disse che da quando i masai avevano scoperto il telefonino ora potevano commerciare con i villaggi non masai a decine di chilometri di distanza. Sapevano quante vacche da portare al mercato e quando potevano portarle al mercato. Di conseguenza il villaggio masai che visitai, nonostante vivesse ancora in modo tradizionale, era considerato come “ricco” rispetto ad altri che ancora non avevano utilizzato la tecnologia del cellulare, che grazie al mercato e alla produzione di massa costa oggi pochissimo. Anche se i socialisti di 30 anni fa parlavano già di “tecnologia per pochi ricchi”. Il villaggio produceva monili e grazie alla vendita di questi ai turisti poteva permettersi di costruire e far mandare avanti una scuola del villaggio privata. I bambini della scuola del villaggio erano tutti sani e la mortalità infantile era quasi inesistente grazie ai vaccini della medicina moderna. Vaccini che ormai non sono più sotto tutela di brevetti e i cui prezzi quindi si sono abbassati di molto grazie alla competizione del libero mercato. In centinaia di anni di interazione con la carità occidentale niente è riuscito a fare abbassare il livello di povertà di queste popolazioni se non l’arrivo della tecnologia, del mercato e dell’accesso al libero mercato. Non è stata la distribuzione della ricchezza a creare Giustizia ma la semplice interazione pacifica tra persone libere e la loro volontà di produrre ricchezza per se stessi e la propria famiglia.