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Il genocidio necessario

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4jh2iqo0mlekbviwkr97w46m6.450x600x1Il destino ha deciso che fossi appena reduce da un viaggio in Giappone quando è stato celebrato l’anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. E lo stesso destino mi ha purtroppo reso spettatore passivo (e vittima) di decine di commenti pro-atomica al mio ritorno. I commenti sono sempre gli stessi e li senti uscire dalle bocche perfino di insospettabili: la bomba fu necessaria per fermare la guerra, i giapponesi non si sarebbero mai arresi, sacrificando 190000 persone ne abbiamo salvate milioni ecc. Queste frasi sono dette in genere con una freddezza e meccanicità unica, come fossero le istruzioni dell’IKEA o le controindicazioni dei bugiardini dei medicinali ripetute a memoria. Al contrario, quando sento queste parole ho i conati di vomito e rimango shockato dalla superficialità del pensiero umano.

Dobbiamo fare la guerra per avere la pace. Curiosamente sono le stesse parole che hanno spinto tutti i più grandi dittatori della Storia a iniziare le guerre. Ogni massacro deciso a tavolino dai grandi dittatori fu sempre e solo per lo scopo di arrivare alla fine della guerra.

Quello che mi sorprende di più è che la retorica postguerra di giustificazione americana sia ancora presente e viva in Occidente. Il ritorno dei piloti dell’Enola Gay che vengono accolti come eroi, i bambini che gli lanciano i petali di fiori, le madri che si prostrano di fronte a tanto coraggio, i lustrini di latta sul petto, tutto è ancora tra noi e così moderno. Tanto è capace in atrocità l’uomo da gioire per quattro medaglie al petto mentre centinaia di migliaia di persone sono state ridotte in cenere dall’altra parte del globo. Non esiste alcuna giustificazione razionale per quello che è stato fatto, non importa quanto gli storici di regime ci abbiano provato ad inculcarvi stronzate per decenni. “Se10.-Hiroshima-Survivor non avessimo…” è l’inizio di tutte le conversazioni. Questi nobili spiriti detengono la conoscenza umana in un pugno, profeti della Storia fatta con i “se”. La sfera di cristallo li guida tra i meandri dei futuri possibili, et voilà, loro sono sicuri che senza quei megatoni in due città di provincia senza target militari fatte esplodere a bella posta a 500 metri d’altezza per avere il massimo dell’effetto distruttivo il Giappone non si sarebbe mai arreso e saremmo stati invasi dagli “sporchi musi gialli”.

Eppure basterebbe davvero fare la Storia con i se, ma visti da un’altra prospettiva, quella di esseri umani, per capire che quelle bombe non furono affatto necessarie. Pensate solo a questo: se gli americani avessero avuto la bomba in tempo l’avrebbero lanciata sulla Germania e/o sul territorio occupato dall’Asse in Europa? La risposta è probabilmente no. Motivo è più semplice di quanto crediate: gli americani consideravano gli europei come loro consimili mentre i giapponesi come subumani. Certo si sono macchiati del massacro di Dresden ma mai avrebbero scatenato la furia dell’Inferno dell’atomica su una città europea.

hiroshima_and_nagasaki_victims_nuclear_bombingE ancora, il Giappone dopo le sconfitte nel sudest asiatico e in Cina si sarebbe potuto isolare o contenere ma si è deciso di annientarlo prima con i bombardamenti a tappeto su Tokyo (Dresden ha fatto da palestra), poi con Hiroshima e Nagasaki. L’umiliazione, il massacro, il genocidio di massa di esseri subumani. Puzzavano già nei campi di concentramento nel suolo americano le decine di migliaia di giapponesi, figuratevi a casa loro. Sterminarli è un atto di civiltà, che diamine.

Scelte, decise chirurgicamente nella stanza dei bottoni; scelte di politici e generali senza alcuna umanità mai andati al fronte; scelte dei governi a cui diamo mandato per sterminare milioni di altre persone perché non siamo in grado farlo da soli. Quanti di voi avrebbero sganciato la bomba se non aveste avuto il collettivo chiamato Stato a sostenere la vostra scelta morale? Quanti lo avrebbero fatto sapendo che sotto quei tetti di bambù e quelle lanterne di carta di riso ci sarebbero stati umani come noi, capaci di stesse emozioni e sofferenze?

Non cadete nel tranello dei governanti, rifiutatevi di accettare la loro versione della Storia, non imponetela ai vostri figli. Guardate il mondo sotto la lente dell’individualismo. Non chiedetevi se quello stato o quell’altro avrebbero compiuto quell’atto o meno, chiedetevi se voi foste state capaci di compiere quell’atto. Con le vostre mani, da soli, senza un collettivo di persone a sostenervi moralmente per la vostra scelta. E allora vi accorgerete che (a meno che non siate degli psicopatici) la mente umana è incapace di queste atrocità se non quando si trova a far parte del collettivo, della massa informe, dell’alveare che chiamiamo nazione, etnia o razza.

hiroshima


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