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Perché non dico mai di essere un libertario

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Ogni tanto nella vita virtuale di internet incontri qualcuno le cui parole o ragionamenti ti sembrano familiari. Come se la sua mente e la tua entrino in sincronizzazione, sulle stesse lunghezze d’onde. Quando accade sai di essere di fronte ad un libertario. E su internet non ci vuole molto a farlo ammettere. Su internet siamo tutti anonimi e portiamo la maschera. Ma nella vita reale? Nella vita reale penso di essermi trovato di fronte ad un paio di libertari, ma non ho mai avuto il coraggio di chiederlo né loro hanno chiesto a me. Perché? E perché i libertari non lo dicono ai quattro venti come fanno comunisti, fascisti (ormai estrema destra è totalmente sdoganata) e grillini?

Ci sono alcuni motivi per cui una persona non decida di rivelare la propria appartenenza politica/filosofica/religiosa: 1. vergogna; 2. paura di essere giudicato e ostracizzato. Eppure esiste un altro motivo che credo molti libertari condividano: non si ha tempo o voglia di spiegare cosa è il libertarismo. Le occasioni per fraintendimenti sono così tante che non ne vale la pena di sprecare tempo in discussioni che non andranno da nessuna parte. Se dovessi spiegare a tutti quelli che incontro cosa ne penso del mondo non avrei più tempo per altro e avrei meno amici di sicuro. Per un comunista è facile, basta dire qualche slogan e la gente, anche se contraria alle tue idee, comunque ti ignora o ci ride su. Tutti abbiamo un amico o parente che ad una cena o durante una gita si mette a parlare di Trotskij o il Che. Ma il punto è che non esiste alcun fraintendimento in quel tipo di conversazione: il comunista non deve stare lì, mano a dizionario, a spiegare il significato di termini, correnti, storia, grandi sistemi morali. O meglio forse lo facevano 100 anni fa ma oggi il loro sistema filosofico è completamente sdoganato (e negli ultimi anni quasi estinto) che non ve ne è bisogno. Nel caso di un libertario per prima cosa a seconda dell’interlocutore si rischia o di essere tacciato come comunista o fascista. Quando si supera il primo scoglio poi bisogna vedersela con il problema morale dello Stato, tassazione, contratto sociale inesistente, antiguerra, anticrony capitalism, astrusi nomi di pensatori austriaci ecc. Insomma una giungla di “spiegoni” di immani proporzioni, da far cadere le braccia. Ed ecco perché evito sempre di rivelare il mio pensiero nella vita reale e non dico mai di essere un libertario. Nel migliore dei casi la persona di fronte a me ha capito il dieci per cento di quello che penso, nel peggiore mi eviterà a vita.

Nel mio caso è anche una questione caratteriale: rimango sempre sorpreso quando qualcuno che hai appena conosciuto si mette a parlare di politica, come alla fermata del bus o appena incontrato ad una festa. Perché dovrei rivelare le mie idee al primo che passa soprattutto quando so che quelle idee verrebbero fraintese o non comprese? Credo che quel tipo di persone lo faccia più per sfida, per provocazione che per vero senso di curiosità intellettuale. Infatti quelli che lo fanno in genere hanno idee radicali che sanno potrebbero offendere o shockare il prossimo; anche se purtroppo devo dire ci sono sempre meno offesi e shockati: ormai alla fermata del bus chiunque parli apertamente contro immigrati per esempio, viene immediatamente seguito da un coro unanime di approvazione.

Insomma non sara’ il modo migliore di trasmettere il nostro pensiero ma almeno possiamo mantenere una vita quotidiana senza stress e fraintendimenti, un po’ come i carbonari o i massoni di un tempo. Per il resto c’é internet.

 

 


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