In The State Randolph Bourne coniò la frase “War is the health of the State” ovvero “La guerra è la salute dello Stato”. Bourne, un cosmopolita di sinistra anti-intervenzionista morto dopo la Prima Guerra Mondiale aveva chiaramente in mente il potere dello Stato nel plasmare l’opinione pubblica contro un nemico esterno. Il nemico esterno aiuta a rafforzare il carattere gregario tribale delle società umane. Gli esseri umani sono animali gregari che si comportano in base a principi istintivi elementari e le moderne società non sono altro che una rappresentazione più grande e complessa delle tribù primitive. O come dice Bourne stesso:
“Psychologists recognize the gregarious impulse as one of the strongest primitive pulls wihch keeps together the herds of the different species of higher animals. Mankind is no exception. Our pugnacious evolutionary history has prevented the impulse from ever dying out. This gregarious impulse is the tendency to imitate, to conform to coalesce together, nad is most powerful when the herd believes itself threatened with attack. Animals crowd together for protection, and men become most conscious of their collectivity at the threat of war. Consciousness of collectivity brings confidence and a feeling of massed strength, which in turn arouses pugnacity and the battle is on. In civilized man, the gregarious impulse acts not only to produce concerted action for defense, but also to produce identity of opinion. Since thought is a form of behavior, the gregarious impulse floods up into its realms and demands that sense of uniform thought which wartime produces so successfully. And it is in this flooding of the conscious life of society that gregariousness works its havoc.”
Questa tendenza ad uniformarsi, al percepire nemici esterni, spesso inoffensivi o addirittura inesistenti viene usata dalle élite a proprio vantaggio. Specialmente nelle democrazie moderne che altro non sono che stati-lupi travestiti da agnelli. Democrazie che hanno fatto propri i principi fascisti del protezionismo, corporativismo e welfare e militarismo perpetuo ma senza le parate e l’iconografia. Il fascismo non è mai morto, si è solo trasformato in democrazia moderna.
Le élite politiche e industriali del megastato corporativista, alla base dell’odierno sistema di cronycapitalism – che niente ha che vedere con il libero mercato – hanno bisogno di vendere armi. Punto. L’industria bellica americana per esempio rappresenta un caposaldo dell’economia nazionale con esportazioni di armi con cifre da capogiro. Dietro ci sono milioni di persone tra ingegneri, operai e gli stessi militari in servizio permanente. Senza “clienti” ovvero le guerre, milioni di persone non sopravvivono e lo Stato non può andare avanti. Inoltre le guerre rappresentano un buon stratagemma per distrarre opinione pubblica da altre politiche fallimentari o promesse non mantenute, eliminare le frange che contestano i governi definendole antipatriottiche e far passare leggi liberticide.
Ed è in questa cornice che dobbiamo assolutamente valutare la crisi nordcoreana odierna. Gli Stati Uniti hanno bisogno di aumentare la tensione nel Pacifico tanto quanto Kim Jong-un per mantenere il potere. E’ un teatrino in cui tutti gli attori sanno la loro parte. Gli Stati Uniti non possono andare contro uno Stato che ha accesso all’atomica. Queste sono le basi di scienza della difesa. Si chiama deterrente nucleare e si basa sul principio che il possesso di un’arma di distruzione totale è la miglior difesa contro la guerra stessa. Ecco perché Kim Jong-un ha voluto l’atomica, per evitare di finire come Saddam e Gheddafi. Ed ecco perché gli Stati Uniti hanno sempre evitato che altri stati acquisissero l’atomica. Badate bene che se veramente gli USA avessero paura di un attacco da parte di Kim Jong-un o avessero in mente di attaccare preventivamente farebbero due cose: sposterebbero portaerei e bombardieri nel teatro di guerra e sposterebbero diplomatici e cittadini americani dalla Corea del Nord e dal Giappone verso la madrepatria. Queste sono le cose che gli stati fanno prima di una guerra. Ma allora, se gli USA sanno benissimo che non ci sarà guerra perché aumentano la tensione minacciandola ogni giorno? Semplice la tensione contro un nemico che non esiste serve a vendere armi. Eccolo il motivo in 140 comodi caratteri:
Tradotto: magari non riusciamo a fare una guerra, però gli affari li facciamo lo stesso. E questo vale per tutte le crisi e le guerre nel mondo.
Ho sempre visto nel libertarismo un afflato razionale, un uso della logica prima ancora dell’istinto e della partecipazione gregaria ad una causa. Essere libertari significa distaccarsi il più possibile dagli istinti primordiali e dagli sbalzi umorali. Lo Stato usa questi istinti per il proprio vantaggio e non bisogna cadere nella sua trappola. Lo Stato vive di guerre e noi dobbiamo opporci a tutte le guerre.